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Prosciutto Crudo di Parma o San Daniele: Come Sceglierlo

Prosciutto Crudo di Parma o San Daniele: Come Sceglierlo

Al banco capita ogni settimana: un cliente indica la vetrina e chiede quale dei due grandi crudi italiani portare a casa. Parma o San Daniele? La risposta onesta, dopo quarantacinque anni passati a tagliare prosciutti, non è “uno è migliore dell’altro”, ma “dipende da cosa ne vuoi fare”. Sono due Denominazioni di Origine Protetta diverse per forma, lavorazione, stagionatura e carattere. Capire queste differenze significa scegliere con cognizione e non per abitudine.

Due territori, due scuole di salatura

Il Prosciutto di Parma nasce sulle colline a sud di Parma, dove l’aria che scende dall’Appennino incontra la brezza che risale dal mare. Il San Daniele arriva invece da un unico comune del Friuli, San Daniele del Friuli, dove i venti delle Alpi si mescolano all’umidità dell’Adriatico. Sono microclimi precisi, tutelati per legge, e non a caso entrambi i disciplinari impongono che l’intera filiera resti nella zona d’origine.

La differenza più tecnica riguarda la salatura. Nel Parma si pratica una salatura a secco frazionata: il maestro salatore distribuisce il sale in più riprese, dosandolo sulla cotenna e sulle parti magre in modo diverso. Nel San Daniele la coscia viene pressata, una procedura che favorisce una penetrazione più uniforme del sale e dà al prosciutto la sua tipica forma piatta. In entrambi i casi gli unici ingredienti ammessi sono carne di maiale italiano e sale marino: niente conservanti, niente additivi, niente affumicatura.

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La forma non è un dettaglio estetico

Il modo più rapido per distinguerli è guardarli. Il San Daniele si riconosce subito per la forma “a chitarra”, con lo zampino lasciato attaccato: una caratteristica imposta dal disciplinare che ha anche una funzione tecnica, perché lo zampino aiuta a far defluire l’umidità durante la stagionatura. Il Parma ha invece la classica forma tondeggiante “a coscia di pollo”, senza zampino.

Anche i marchi a fuoco raccontano la differenza. Sulla cotenna del San Daniele troverete il marchio del consorzio con la dicitura del prosciuttificio e, appunto, lo zampino come segno distintivo. Il Parma porta impressa la celebre corona ducale a cinque punte: se quella corona non c’è, non è Prosciutto di Parma, qualunque cosa dica il cartellino. Sono dettagli che al banco insegno sempre a osservare, perché distinguono il prodotto tutelato dall’imitazione generica venduta come “crudo”.

Stagionatura e dolcezza: il vero spartiacque

Qui si gioca la differenza di gusto. Il Prosciutto di Parma matura in genere dai dieci ai dodici mesi, talvolta più a lungo nelle selezioni, e regala una dolcezza delicata, un profumo tenue e una fetta morbida che si scioglie. Il San Daniele richiede per disciplinare almeno tredici mesi di stagionatura, spesso di più: il risultato è un gusto più intenso e persistente, con una nota leggermente più sapida e un aroma più deciso.

Non è una questione di qualità superiore, ma di temperamento. Chi cerca delicatezza e dolcezza tenderà verso il Parma; chi ama un crudo più strutturato, con più carattere in bocca, troverà nel San Daniele il suo prosciutto. È lo stesso ragionamento che applico quando spiego le differenze tra lavorazione artigianale e industriale negli altri salumi: la materia prima e il tempo fanno tutto, e il tempo non si può falsificare.

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Come riconoscere una fetta di qualità al banco

Al di là del marchio, una buona fetta di crudo si legge a occhio. Il colore della parte magra deve essere rosa o rosso tenue, mai cupo o grigiastro. Il grasso che circonda la fetta deve essere bianco candido, eventualmente con una sfumatura rosata, compatto e non ingiallito: quel grasso non è uno scarto da eliminare, è il custode dell’aroma e va assaporato. Una fetta tagliata bene, sottile e a temperatura ambiente, deve profumare di stagionatura dolce, non di rancido.

Diffidate dei prosciutti troppo umidi o appiccicosi, e di quelli che presentano cristalli abbondanti e un sapore eccessivamente salato: spesso indicano una stagionatura forzata o una conservazione sbagliata. Un buon salumiere taglia il crudo al momento e ve lo fa assaggiare: se non potete assaggiare, fidatevi del marchio e dell’aspetto del grasso.

Quale scegliere in base al piatto

La scelta finale dipende da come lo userete. Per un antipasto classico, magari accompagnato da grissini o da una focaccia tiepida, il San Daniele dà soddisfazione grazie alla sua persistenza aromatica. Se invece il prosciutto deve sposarsi con il melone d’estate, con i fichi o con una mozzarella di bufala, la dolcezza del Parma non copre gli altri sapori e li valorizza. Nei taglieri misti, dove convivono salumi e formaggi del territorio, alterno volentieri i due crudi proprio per offrire due registri di gusto diversi nello stesso piatto.

In cucina valgono le stesse regole: avvolto attorno a un grissino o adagiato all’ultimo momento su una pasta calda, il crudo va sempre aggiunto a fuoco spento, perché il calore prolungato ne rovina il profumo e indurisce il grasso. Che scegliate Parma o San Daniele, ricordate la regola d’oro: comprate poco e spesso, fatelo affettare al momento e consumatelo in giornata. Un grande crudo non è un prodotto da dispensa, è un piacere da tavola.

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Parma e San Daniele non sono rivali da classificare in una graduatoria, ma due interpretazioni dello stesso gesto antico: salare una coscia di maiale e affidarla al tempo e al vento. Conoscere la forma, il marchio, i mesi di stagionatura e il colore del grasso vi mette nelle condizioni di scegliere il vostro, quello giusto per il vostro piatto e per il vostro gusto. E quando avrete imparato a leggerli, al banco non chiederete più “qual è il migliore”, ma “oggi quale fa al caso mio”.

Per approfondire il mondo dei salumi tutelati può esservi utile la nostra guida al prosciutto cotto artigianale, mentre per inquadrare i due crudi nel contesto delle eccellenze locali rimando al viaggio nel gusto dei salumi e formaggi del Veneto. Lo stesso metodo di lettura della qualità lo trovate applicato anche al confronto tra bresaola artigianale e industriale.

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